12 dicembre 1981 muore Tristano Codignola

Nato ad Assisi il 23 ottobre 1913, Tristano Codignola è stato una delle personalità che maggiormente hanno contribuito al rinnovamento della cultura politica e ai processi di trasformazione di strutture, quali quelle scolastiche, il cui radicale rinnovamento costituiva dopo la caduta del fascismo uno snodo fondamentale nel processo di modernizzazione del paese.

Di sentimenti antifascisti aderì giovanissimo al movimento liberalsocialista e verrà assegnato al confino, a Lanciano, nel 1942. Codignola matura il suo orientamento politico aderendo al Partito d’Azione condividendo l’elaborazione in chiave liberalsocialista che del pensiero di Carlo Rosselli aveva fatto Guido Calogero con il quale ebbe numerosi contatti costituendo con lui, Enzo Enriques Agnoletti, Raffaello Ramat, Carlo Ludovico Raggianti, Aldo Capitini ed altri intellettuali, una rete sempre più ampia di aderenti al movimento che avrà a Firenze il suo epicentro.

Vi è un secondo elemento importante che lega Codignola al liberalsocialismo di Calogero ed è l’importanza che il filosofo romano attribuisce all’educazione scolastica e civica il cui fine è per lui da un lato realizzare condizioni di eguaglianza e giustizia sociale tra quanti provengono da differenziate classi sociali, dall’altro spazio condiviso, un rapporto dialogico in cui il pluralismo non significhi separazione tra comunità ideologiche diverse e incomunicanti ma civile dialogo tra una pluralità di posizioni. (G. Calogero, Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo, Reggio Emilia, Diabasis, 2001)

E’ questo un importante punto d’incontro tra due culture, quella liberale e quella socialista che Tristano Codignola rielabora sulla base delle esigenze e dei problemi presenti nel contesto dell’Italia dell’immediato dopoguerra. I problemi scolastici costituirono pertanto un fondamentale punto d’attacco della sua iniziativa e del suo impegno politico sin dai tempi della Assemblea Costituente alla quale partecipò in rappresentanza del Partito d’Azione.

L’art. 34 della “Carta” enuncia due principi cardine per fissare i quali Codignola si adoprò con grande impegno: quello della scuola come diritto laddove afferma che l’istruzione inferiore gratuita è obbligatoria per otto anni; quello poi del diritto, riconosciuto agli studenti meritevoli, di continuare gli studi oltre gli otto anni a spese dello Stato.

Conclusasi la vicenda del Partito d’Azione, al suo scioglimento Codignola non seguì la maggioranza dei dirigenti che confluì nel PSI. Le ragioni di questa scelta sono descritte nell’intervento tenuto al Congresso regionale di Firenze del 23 novembre 1946, laddove afferma che a suo avviso non si poteva aderire al PSI a causa della sua collaborazione organica e della sua sostanziale subordinazione nei confronti del PCI che gli impediva di giocare un ruolo di forza autonoma e democratica all’interno dello schieramento della sinistra.

In coerenza con questi convincimenti Codignola, con un gruppo di compagni che condivisero la sua scelta – da Piero Calamandrei a Giorgio Spini, da Carlo Francovic a Marion Rosselli a Enzo Enriquez Agnoletti – iniziò un tormentato ma coerente itinerario politico. Delle varie tappe quella più importante per le conseguenze politiche che determinò sarà la costituzione di Unità Popolare che, alle elezioni politiche del 1953, impedì alla DC di conquistare la maggioranza assoluta dei consensi, ponendo così le basi della crisi del centrismo. L’itinerario si concluderà, dopo il congresso di Venezia del PSI con la confluenza di Unità Popolare nel Partito socialista.

Nel Psi, con l’assunzione della responsabilità della sezione scuola, inizia l’avventura riformatrice di Tristano Codignola il quale ebbe il merito, dice Ricuperati (La politica scolastica, in Storia dell’Italia repubblicana, vol. II°, tomo secondo, Torino, Einaudi, 1995, p. 726) di riportare nell’ambito del riformismo socialista non solo una tradizione familiare ma tutte le tensioni libertarie di una delle più notevoli scuole pedagogiche italiane, quella connessa a Lamberto Borghi e a “Scuola e città” che “venivano in questo modo ad arricchire le tematiche di un socialismo alla ricerca di una sua identità riformatrice”.

Il progetto con cui il PSI, agli inizi degli anni ‘60 si prepara per la stagione del centro-sinistra, aveva un profondo carattere innovativo dell’ossificato sistema scolastico italiano sia nell’impianto generale che nei contenuti specifici. Purtroppo l’unico successo di rilievo avvenne con il Governo Fanfani che fece approvare nel 1962 la legge costitutiva della scuola media unica e gratuita che prevedeva, tra l’altro, l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 14 anni. Questo provvedimento per i suoi contenuti egualitari costituì una qualificante innovazione nei processi formativi. Non fu seguito, però, da quell’insieme di riforme riguardanti l’intero sistema, dalla riforma della secondaria superiore, a quella dell’università

Con il governo Moro, subentrato a Fanfani dopo le elezioni del 1953, inizia una serie continua di inadempienze da parte della DC destinate a determinare il declino del centro sinistra come alleanza riformatrice. Su queste questioni si avrà la prima spaccatura all’interno della corrente autonomista del PSI nella notte di San Gregorio. Le tensioni interne al PSI conobbero poi un momento di particolare intensità con la crisi del governo Moro provocata nel 1964 da un incremento dello stanziamento annuo dei fondi a favore della scuola elementare e media non statale non concordata dalla DC con i suoi alleati e immediatamente contestata da Codignola. Al di la dell’episodio il fuoco del dibattito si incentrò sul significato politico da attribuire alla partecipazione dei socialisti ai governi di centro sinistra in una situazione contrassegnata da un processo di svuotamento dei più qualificanti contenuti programmatici del centro-sinistra sui quali il PSI aveva posto in gioco il suo ruolo di anima riformatrice dello schieramento nato sulle ceneri del centrismo. Il divaricarsi delle posizioni provocherà, anche per la crescente insofferenza dell’ala “ministeriale” del partito nei confronti del “radicalismo azionista”, la spaccatura della maggioranza e la formazione di una nuova componente interna facente riferimento a Riccardo Lombardi che aveva in Fernando Santi e Tristano Codignola gli esponenti più prestigiosi. Un’insofferenza che, dal Midas in poi, si tradurrà nell’emarginazione di Codignola anche all’interno della sua stessa corrente. Si acuisce in tal modo “la sua solitudine di riformista, la sua trasformazione in <socialista scomodo> e infine l’ingenerosa, ma significativa espulsione” decretata da Bettino Craxi in nome del pensiero unico che caratterizzò la sua gestione del partito. Le vicende delle riforme scolastiche e del suo protagonista costituiscono “un frammento doloroso delle possibilità, ma anche della sconfitta definitiva di un progetto” (Ricuperati, cit., p. 726), fondato sui principi, fondamentali, per una società democratica, della giustizia sociale come condizione per la eguaglianza e la libertà.

E’ morto a Bologna il 12 dicembre 1981.

Enzo Bartocci

Per approfondire si vedano i suoi libri:

“Il distretto scolastico”, La Nuova Italia, Firenze, 1977; “Problemi della scuola”, Visigalli Pasetti, Roma, 1964; “Una crisi rivelatrice”, in “Scuola e città”, n.3, 1968, Tipografia Stiav, 1968; “Nascita e morte di un piano: tre anni di battaglia per la scuola pubblica”, La Nuova Italia, Firenze, 1962; “Un congresso coraggioso”, La Nuova Italia, Firenze, 1952; “Un partito, due politiche”, La Nuova Italia, Firenze, 1952

Si vedano anche gli studi su di lui:

“Archivio di Tristano Codignola”, Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea, a cura di Tiziana Borgogni, Regione Toscana, Consiglio regionale, 2018; “Per una scuola di libertà. Tristano Codignola” con introduzione di Flavia Piccoli Nardelli e una nota bio-bibliografica di Giuseppe Cantele, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 2016; Paolo Bagnoli “Il socialismo di Tristano Codignola. Con interventi, documenti, lettere”, Biblion, Milano, 2009; “Aldo Capitini, Tristano Codignola : lettere 1940 – 1968” a cura di Tiziana Borgogni Migani, La Nuova Italia, Scandicci, 1997; “La scuola pubblica oggi: i valori, le esigenze di sviluppo. Convegno nel ricordo di Tristano Codgnola”, Qualecultura, Vibo Valentia, 1997; “Tristano Codignola. Scritti politici 1943 – 1981” a cura di Nicola Tranfaglia e Francesca Borgogni, con introduzione di Nicola Tranfaglia, La Nuova Italia, Firenze, 1987; Enzo Bartocci ed altri “Tristano Codignola e la politica scolastica in Italia, 1947 – 1981” a cura di Giunio Luzzatto, Editori Riuniti, Roma, 1984

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