8 gennaio 1966 muore Alberto Cianca

Alberto Cianca nacque a Roma il 1 gennaio 1884 da Francesco, ufficiale giudiziario, e da Modesta Vespasiani, ambedue di origine umbra, in un ambiente familiare nel quale erano vive le tradizioni risorgimentali e garibaldine, legate anche al ricordo del nonno materno, Vincenzo, che aveva combattuto nel Trentino nel 1866 durante la III guerra di Indipendenza.

Ebbe come fratello Renato, padre di Claudio (entrambi poi antifascisti, che conobbero anche il carcere), che divenne un dipendente ministeriale.

Costretto dalla morte del padre a interrompere gli studi universitari in giurisprudenza, si dedicò al giornalismo, che divenne il suo fondamentale campo di lavoro e per il quale aveva un’autentica vocazione. Dal 1905 al 1910 fu redattore parlamentare della ‘Tribuna’, poi nel 1911 passò a ‘Il Messaggero’, di cui divenne l’anno dopo redattore capo.

Fu tra quelli che contribuirono a dare al quotidiano romano una linea di acceso interventismo democratico e partecipò come volontario alla I guerra mondiale, vista come la quarta e ultima guerra risorgimentale.

Al ritorno dalla trincea, accrebbe il suo ruolo nel giornale, fino a dirigerlo di fatto, essendo il direttore Falbo divenuto deputato e quindi impegnato nei lavori parlamentari.

Ma quando nel 1921 Giolitti (che era stato neutralista) indusse i Perrone, proprietari del giornale, a cambiare linea politica, Cianca si dimise nel febbraio dal giornale, con gesto che ebbe ampia risonanza.

Dall’aprile al settembre 1921 diresse il quotidiano ’L’Ora di Palermo, già vicino alle posizioni democratiche di Nitti e che un accordo tra il proprietario, l’industriale molitorio Filippo Pecoraino, e Giovanni Amendola portava ad essere sostegno delle forze democratiche meridionali in vista delle elezioni del 15 maggio.

Fu richiamato a Roma per i preparativi dell’uscita di ‘Il Mondo’, di cui fu redattore capo con funzioni direttive fin dal primo numero del 26 gennaio 1922 e divenendone formale direttore dal 22 agosto, dopo che si era allontanato l’ideatore e organizzatore (avendo i finanziamenti di F.Matarazzo) del periodico, A.Torre, che aveva disapprovato che il giornale divenisse l’organo del Partito Democratico Italiano, fondato a giugno da Amendola e da Nitti e si era avvicinato al fascismo.

Amendola rimase l’unico ispiratore di ‘Il Mondo’, procurando anche i finanziamenti con il citato amico Filippo Pecoraino, e Cianca divenne il fedele interprete del suo pensiero, stabilendo stretti legami di collaborazione politica e personale, essendo vicino ad Amendola anche per il comune atteggiamento di moralismo intransigente e per l’attitudine a battaglie di opposizione.

Quando, dopo il delitto Matteotti, Amendola, divenuto il principale oppositore anzitutto morale di Mussolini e del fascismo, fondò l’Unione Nazionale delle forze liberali e democratiche, il manifesto dell’8 novembre 1924 fu firmato anzitutto da Alberto Cianca, oltre che da Piero Calamandrei, Nello Rosselli, Guido De Ruggiero, Meucci Ruini, Carlo Sforza.

Dopo la morte, in realtà assassinio, di Giovanni Amendola, deceduto a Cannes il 7 aprile 1926 per le aggressioni fasciste a Montecatini e a Serravalle Pistoiese dei mesi precedenti, Alberto Cianca ne prese il testimone.

Il gruppo amendoliano rimase unito intorno a Cianca, che continuò a far uscire il giornale, nonostante i sequestri e le devastazioni, costituendo uno degli ultimi centri di resistenza al fascismo.

‘Il Mondo’ fu costretto alla chiusura il 31 ottobre 1926 insieme al suo confratello del mattino ‘Il Risorgimento’, fondato a Roma il 12 marzo 1925 ed anch’esso diretto da Cianca.

Per la sua frontale opposizione antifascista, Alberto Cianca conobbe la devastazione della sua casa in via dei Portoghesi, la persecuzione dei suoi familiari (il citato fratello Renato fu licenziato) e dovette emigrare in Francia, a Parigi, dove si trasferì nel gennaio 1927 e visse con la sua famiglia (la moglie e i tre figli Luciana, Lionello, Giorgio).

All’estero non venne meno il suo impegno, che fu ardente e di prima linea, dirigendo il periodico satirico antifascista’ Il Becco giallo’ e compilò con Turati, con il quale aveva rafforzato i legami al tempo del delitto Matteotti del 1924, il bollettino ‘Italia’.

Attraverso Alberto Tarchiani aveva conosciuto nell’agosto 1929 Carlo Rosselli, appena giunto a Parigi dopo la leggendaria fuga dal confino fascista di Lipari con Lussi e Nitti, e convenne con lui che si dovesse passare sul piano dell’azione e per e verso l’Italia.

Fu uno del nucleo originario del movimento di ‘Giustizia e Libertà’, con Gaetano Salvemini, col conterraneo, quasi coetaneo e amico di sempre Alberto Tarchiani (nato anche lui a Roma nel 1885), con Emilio Lussu. Si legò a Carlo Rosselli con un rapporto analogo a quello avuto con Giovanni Amendola.

Le sue doti diplomatiche attutirono i contrasti tra GL e la concentrazione dei partiti antifascisti italiani (del cui organo ’La Libertà’, fu condirettore a nome a nome del suo Movimento).

In esilio divenne anche un valente oratore, così come era stato e restava un grande giornalista.

Con la sua moralità, la sua mancanza di ambizione, la sua disponibilità ad esercitare i compiti anche umili e nascosti fu collaboratore più prezioso di Carlo Rosselli nella sua attività cospirativa e nelle imprese più clamorose.

Nella varietà ideologica dei fondatori di Giustizia e Libertà (Rosselli, Salvemini, Lussu, Tarchiani) la posizione di Cianca era quella di un liberaldemocratico di sinistra, riformatore, laico, aperto a porre freni all’influenza e all’invadenza del capitale privato,

Arrestato il 30 dicembre 1929 per le mene di una spia provocatrice fascista, E.Menapace, trascorse alcuni mesi nelle carceri francesi, ma seppe trasformare il suo processo del 4 giugno 1930 in un successo morale per sé e per il gruppo giellista, facendo emergere l’integrità della sua persona e di quella dei compagni.

Fu militante costante di ‘Giustizia e Libertà’ e fedele collaboratore di Carlo Rosselli fino al suo atroce assassinio col fratello Nello di Bagnoles de l’Orne del 9 giugno 1937 e ne fu il custode della sacra memoria negli anni successivi, compreso il processo del dopoguerra, che finì poi indegnamente a Perugia con l’assoluzione dei responsabili individuati e condannati nel primo procedimento del 1945. Dietro i feretri dei due Martiri Nello e Carlo Rosselli vi era, dopo Garosci col basco e la tuta della guerra di Spagna di Carlo e Pierleoni con la bandiera di GL, assorto e concentrato, Alberto Cianca.

Era andato anche in Spagna, sostituendo Rosselli, che era tornato in Francia per curarsi, e pubblicò su ‘Giustizia e Libertà’ una relazione sul Battaglione Garibaldi nel febbraio 1937.

Nel solco repubblicano liberaldemocratico di Amendola e socialista liberale di Rosselli, Cianca proseguì il suo impegno politico, che lo portò nel 1940 ad un nuovo esilio, dopo l’occupazione nazista della Francia: l’America. Qui continuò l’impegno a fianco di Salvemini, e soprattutto di Tarchiani, che divenne responsabile dell’associazione ‘Mazzini Society’, difendendo negli Stati Uniti l’immagine di un’altra Italia, antifascista e liberaldemocratica, degna, pertanto, di non essere confusa e coinvolta con le responsabilità tragiche di Mussolini e dell’Italia fascista.

Negli uffici della ‘Mazzini Society’, conobbe per la prima volta Carol Lunetta, una indimenticabile emigrata siciliana, originaria di Polizzi Generosa (Palermo), dove era nata nel 1898, e che Alberto sposerà a Roma il 20 settembre 1944 (essendo morta la prima moglie) e che sarà la sua compagna fedele fino alla morte.

Carol Lunetta Cianca è morta a centotreanni nel 2001 ed ha raccontato la sua vita singolare nel libro di memorie del 1999 ’Un’anima in viaggio’.

Il 30 giugno 1943 Alberto Cianca, Aldo Garosci, Alberto Tarchiani e Bruno Zevi si imbarcarono per l’Europa sulla nave “Queen Mary”, spogliata del suo arredo, per trasportare 15 mila soldati e il loro armamento, esposti a possibili attacchi di sottomarini tedeschi, perché senza adeguata scorta. Giunti in Inghilterra si attivò la radio clandestina ‘Giustizia e Libertà’, che trasmetteva giorno e notte attaccando il regime e la monarchia e affiancando i primi nuclei partigiani. Dal Messico arrivarono Leo Valiani e Bruno Pierleoni. In agosto partirono per l’Italia, dopo lo sbarco degli Alleati nella penisola.

Alberto Cianca, come gli altri giellisti, aderì subito al Partito d’Azione, fondato nel 1942, l’unico vero nuovo partito antifascista e post-fascista dello scenario politico italiano, divenendone uno degli esponenti e dirigenti più importanti e noti. In questa veste fu scelto a presiedere il primo Congresso dei partiti antifascisti italiani componenti il Comitato Nazionale di Liberazione, svoltosi a di Bari il 28 gennaio 1944, e fu membro a nome del Partito del Governo Bonomi (18/6/1944-10/12/1944) come ministro, dopo la liberazione di Roma.

Oratore di grande suggestione, che affascinava le folle che correvano a sentirlo, dedicò tutte le sue energie e il suo tempo per l’avvento della Repubblica e di un nuovo stato liberaldemocratico e liberalsocialista. Fu membro della Consulta nel 1945-1946 e ancora ministro nel primo ministero De Gasperi (10 dicembre 1945-1 luglio 1946). Alle elezioni del giugno 1946 fu uno degli otto eletti del Partito d’Azione all’Assemblea Costituente, potendo così dare il suo prezioso contributo per fissare i lineamenti del nuovo ordinamento costituzionale italiano.

Dopo la fine del Partito d’Azione nel 1947, fu tra quelli che aderirono al Partito Socialista Italiano, e, oltre a lavorare nell’Avanti, fu eletto al Senato nel 1953 e nel 1956.

Assistito fino all’ultimo dalla cara Carol, morì a Roma l’8 gennaio 1966.

Furono celebrati funerali pubblici in Piazza del Popolo e di fronte alla folla immensa parlò Ferruccio Parri, ricordando gli ideali, i sacrifici, il contributo memorabile dato da Alberto Cianca per l’avvento di una Italia repubblicana libera e giusta, che ancora attende di essere pienamente realizzata, ma che ha in lui uno dei fondatori da riprendere e rinnovare nella memoria collettiva per le nuove generazioni spesso sbandate, che lo ignorano quasi completamente.

Nicola Terracciano

Per approfondire si vedano i suoi scritti:

“Dalla rivoluzione antifascista alla democrazia”, scritto con Ferruccio Parri e Oronzo Reale, Partto d’Azione, Roma, 1945; “Nascita di Giustizia e Libertà” in “Mercurio : mensile di politica, arte, scienze”, 1944, Anno 1, n. 1; “Giovanni Amendola : nella prima grande assise della libertà italiana Napoli ha commemorato il suo grande figlio attraverso la commossa parola di Alberto Cianca”, Tipografia V. Marra, Napoli, 1944

  • 00

    giorni

  • 00

    ore

  • 00

    minuti

  • 00

    secondi

Data

Gen 08 2025

Ora

All Day

Archivi

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading...