5 gennaio 1947 muore Guido Dorso

Guido Dorso, scrittore, politico, giornalista, avvocato civilista si è distinto particolarmente per gli studi sulla questione meridionale.

Nacque ad Avellino il 30 maggio del 1892. Il padre Francesco era direttore delle poste della città. La madre, Elisa Gallo, era maestra elementare.

Fin da giovanissimo da studioso di filosofia politica, manifestò un orientamento radicale, democratico ed anticattolico.

Nel maggio del 1915 si laureò in Giurisprudenza con la tesi su “La politica ecclesiastica di Pasquale Stanislao Mancini”.

Dal gennaio al maggio del 1915 si ebbe il primo esordio giornalistico e politico di Guido Dorso: collaborò con otto articoli al quotidiano interventista “Popolo d’Italia” fondato a Milano da Benito Mussolini. Da interventista spera che il conflitto possa portare rivoluzionarie conseguenze per il Paese e per il Mezzogiorno in particolare, ignaro di ciò che la storia avrebbe riservato successivamente.

La guerra lo vide mobilitato come ufficiale ma fu precocemente congedato per un vizio cardiaco.

Nel 1919 iniziò la pubblicazione del settimanale “Irpinia democratica” : ne uscirono soltanto quattro numeri.

Nel gennaio del 1923, dopo aver superato un lungo periodo di crisi, più maturo nell’elaborazione politica-teorica, iniziò a dirigere il “Corriere dell’Irpinia” , settimanale avellinese edito da Riccardo e Armando Pergola, che diresse fino a quando il fascismo non soppresse la libertà di stampa.

Gli articoli di Dorso in aspra polemica con il Fascismo furono molto apprezzati da Piero Gobetti che si muoveva su analoga direttiva liberal-democratica con un respiro nazionale ed europeo.

Nel giugno del 1923, Gobetti lo invitò a collaborare a Rivoluzione Liberale. La maggior parte degli scritti di Dorso, pubblicati per la rivista di Gobetti e per il Corriere dell’Irpinia, verranno raccolti nel volume “La Rivoluzione Meridionale” pubblicato nel luglio del 1925.

In quest’opera, il Dorso attribuiva a un movimento autonomo meridionale il compito di sciogliere i legami tra il grande ceto proprietario e la media e piccola borghesia urbana, indirizzando quest’ultima verso le masse contadine, estranee allo stato nato dalla “conquista regia” nel Risorgimento. Il fine era portarle a maturità politica, facendone gli attori della lotta contro lo sfruttamento instaurato dopo l’unità ai danni del Mezzogiorno dalle classi dirigenti settentrionali con l’eliminazione dell’industria meridionale, con l’eccessivo fiscalismo e infine con una politica di protezioni doganali che diedero il colpo di grazia all’agricoltura specializzata.

L’opera ebbe poche e brevi recensioni sulla stampa di sinistra, tra cui una di Carlo Rosselli, ma moltissime sono le lettere che giungono a Dorso da ogni parte d’Italia. Da ricordare il vivo apprezzamento espresso da Giustino Fortunato (il rappresentante più autorevole della generazione conservatrice) nei confronti di Dorso come pensatore e come scrittore. Notevoli sono anche le recensioni di Luigi Sturzo e di Antonio Gramsci, che dimostrarono d’intendere il valore dell’opera.

Sorvegliato speciale nel ventennio fascista, Dorso accanto all’attività professionale continua a studiare ed a tenersi in contatto coi gruppi antifascisti nonostante le sue precarie condizioni fisiche ed alla grande sfiducia nel trovare il Paese impotente a ricercare un dialogo democratico che potesse assicurare la formazione di una nuova e moderna classe dirigente.

Nel 1938 dopo lunghi studi, si dedicò ad una ricerca sistematica per un’ampia biografia su Mussolini.

Entrò nelle file di Giustizia e Libertà e quindi nel Partito d’Azione per il quale a Napoli nel 1945 per circa un anno diresse l’organo di stampa meridionale del partito stesso: “L‘Azione“. Alcuni tra i suoi più significativi articoli pubblicati in quel periodo vennero da lui stesso raccolti con il titolo “L’occasione storica” .

Nel dicembre del 1945, disperando che la riscossa meridionale potesse partire da un movimento non espressamente meridionalista, si dimise dal Partito d’Azione rifiutando alcuni incarichi per capeggiare nelle circoscrizioni di Bari-Foggia e Matera-Potenza la formazione politica “Alleanza Repubblicana” composta da molti meridionalisti campani e pugliesi senza ottenere il successo elettorale sperato per l‘ingresso in parlamento.

Dopo la battaglia per le elezioni del 2 giugno 1946, che fu l’ultima lotta politica, Dorso si propose di riprendere i suoi studi di critica e teoria politica fortemente influenzati dal pensiero di Pasquale Stanislao Mancini. Purtroppo un nuovo aggravarsi delle sue condizioni fisiche glielo impedì e la morte lo colse il 5 gennaio 1947 nella sua Avellino.

Salvatore Rondello

 

Per approfondire si vedano i suoi scritti:

“Dittatura classe politica e classe dirigente”, Laterza, Bari, 1986; “La Rivoluzione Meridionale”. Einaudi, Torino, 1972 ora anche con postazione di Francesco Barbagallo in Edizioni storia e letteratura, Roma, 2017; “Mussolini alla conquista del potere”, Mondadori, Milano, 1961 poi Il Saggiatore, Milano 1972; “L’occasione storica”, Einaudi, Torino, 1955; “Opere” a cura di C. Muscetta, Einaudi, Torino, 1949

Si vedano anche su di lui:

Francesco Saverio Festa “Pensare la politica: Federalismo e autonomismo in Guido Dorso”, Lavoro, Roma, 2002; Francesco Saverio Festa “Dorso pensatore politico”, edizioni del Centro Dorso, Avellino, 1994; Santi Fedele “Guido Dorso: biografia politica” con prefazione di Manlio Rossi – Doria, Gangemi, Roma, Reggio Calabria, 1986; “Per conoscere Guido Dorso: i suoi libri e il suo carteggio” a cura di Francesco Saverio Festa, Fiorella Bruno, Bruno Ucci, Guida, Napoli, 1984; Roberto Cavarra, Lea Battistoni “Guido Dorso tra idealismo e storia. Guido Dorso e la questione meridionale”, CENASPI, Roma, 1981; Santi Fedele “Guido Dorso. Biografia politica”, Gangemi, 1986; Guido Macera “Eresia Meridionale”, Guida, Napoli, 1965

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