29 gennaio 1944: Arrestati don Pietro Pappagallo e il tenente colonnello Roberto Rendina.

In tutte le scuole di Roma viene proclamato dal Comitato studentesco di agitazione uno sciopero di protesta contro la guerra e le autorità fasciste. Carlo Lizzani[1], Massimo Gizzio e Vincenzo Lapiccirella guidano un nutrito gruppo di studenti del liceo Dante Alighieri ad una manifestazione in piazza della Libertà. I fascisti, intervenuti con una squadra di militi, sparano sugli studenti e feriscono a morte Massimo Gizzio che morirà, dopo tre giorni di agonia, all’Ospedale Santo Spirito. Gizzio, studente universitario, a 17 anni era stato condannato dal Tribunale Speciale per la sua attività contro il regime fascista.

Viene scoperta la redazione clandestina de “L’Unità”, in via Licia 56. La devastano e arrestano Gioacchino Gesmundo[2]. I nazisti scoprono nella casa molti chiodi a quattro punte, utilizzati per distruggere le gomme dei camion tedeschi diretti al fronte con rifornimenti ed uomini. Per possesso di questi chiodi vengono arrestate anche, e portate a via Tasso, Maria Teresa Regard e Lina Trozzi. Gesmundo, dopo torture a via Tasso, verrà assassinato alle Ardeatine. Lina Trozzi verrà deportata in Germania, nel carcere di punizione e massima sicurezza di Aichach.

Denunciati dalla spia Gino Crescentini, vengono arrestati, in via Urbana, don Pietro Pappagallo[3] e il tenente colonnello di Artiglieria Roberto Rendina. Assassinati entrambi alle Ardeatine.

Alla Garbatella, corteo protetto dalle squadre socialiste per il pane.

Aldo Pavia

(nella foto Don Pietro Pappagallo)

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[1] Carlo Lizzani (1922). Studente universitario, tra i dirigenti del Comitato Studentesco di Agitazione, con Massimo Gizzio e Vincenzo Lapiccirella. Dopo la guerra, regista cinematografico, a lui si devono alcuni dei film più importanti sul tema della Resistenza, tra i quali “Achtung banditi!”.

[2] Gioacchino Gesmundo (1908-1944). Laureato in storia, filosofia e pedagogia. Docente al Liceo scientifico Cavour di Roma. Iscritto al PCI. Vicecommissario di Divisione delle formazioni della Resistenza romana. Torturato a via Tasso. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[3] Don Pietro Pappagallo (1888-1944). Quinto di otto fratelli, figlio di un cordaio di Terlizzi (Bari). Sacerdote dal 1915, a Roma dal 1925. Vice parroco della Basilica di San Giovanni in Laterano.  Attivo nel FCMR. Nel 1998, il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi gli ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Civile.

 

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