20 ottobre 1943: partigiani delle borgate di Pietralata e San Basilio e popolani attaccano la caserma presso il Forte Tiburtino

Circa 40 partigiani delle borgate di Pietralata e San Basilio, appartenenti a Bandiera Rossa, e popolani attaccano la caserma presso il Forte Tiburtino, per impadronirsi di armi, medicinali e viveri99. Le SS, intervenute in numero superiore ai partigiani, dopo un combattimento di breve durata ne catturano 22. Fatta loro attraversare tutta la borgata di Pietralata, vengono rinchiusi nel castello di Casal de’ Pazzi. Durante questa marcia, 3 riescono a fuggire. I 19 rimasti sono tenuti tutta la notte sotto la luce di riflettori e sotto la minaccia di due mitragliatrici. La mattina successiva vengono condotti a Palazzo Talenti, per essere giudicati dal Tribunale militare tedesco. Alla fine di un breve processo, tenuto tutto in lingua tedesca e quindi incomprensibile per i prigionieri, vengono divisi in due gruppi, uno di 9 e l’altro di 10. Uno  rinchiuso in una cantina del palazzo, l’altro in una stanza al piano terra. Lo stesso giorno, nel pomeriggio, il gruppo dei 9 viene portato con un camion nei pressi di Rebibbia. Vengono consegnate loro badili e zappe e sono costretti a scavare una larga e profonda fossa. Il lavoro viene ultimato durante la notte. Il mattino del 22 ottobre alle cinque, il gruppo dei 10 condannati, a loro insaputa, a morte, con gli occhi bendati e le mani legate dietro la schiena viene fatto montare su un camion e portato al margine della fossa. I prigionieri, scortati ciascuno da un milite della PAI e da una SS, vengono, ad uno ad uno, fatti inginocchiare davanti alla fossa e uccisi con un colpo di pistola alla nuca. In cambio di un paio di stivali da ufficiale che avevano suscitato il desiderio di un caporale della PAI, viene lasciato in vita, nascosto durante il tragitto in fondo al cassone del camion, il giovane Guglielmo Mattiozzi100. Ma poiché i fucilati dovevano essere assolutamente nel numero di 10, viene fermato un ignaro ciclista, diretto alla volta della città e ucciso per fare tornare i conti.

A Forte Bravetta viene fucilato Giacomo Proietti, condannato per detenzione di armi e per aver fatto fuoco contro militari tedeschi.

Nel territorio di Velletri e Colleferro in un rastrellamento vengono catturati 250 giovani e ufficiali italiani e numerosi soldati alleati.

A Vicovaro viene arrestato Riccardo Di Giuseppe.[1]

Un proclama di Badoglio ordina di procurare danni al nemico, ovunque ed in ogni modo.

Aldo Pavia

(nella foto il maresciallo Pietro Badoglio)

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[1] Riccardo Di Giuseppe (1899 – 1943). Appartenente alla Banda Vicovaro. Fucilato a Forte Bravetta il 22 dicembre 1943.

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Ott 20 2024

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