Sono molti i registi italiani che hanno dedicato opere agli anni dell’occupazione nazifascista in Italia. Fra questi ci sono anche Paolo e Vittorio Taviani, che nel film La notte di San Lorenzo, del 1982, hanno raccontato la vita di una piccola comunità toscana. Nel paese di San Miniato, già controllato dalle camicie nere, va in scena tutta la follia della guerra. Gruppi di persone che in passato vivevano pacificamente insieme si trasformano in vittime e carnefici, fascisti e partigiani, opportunisti o ingenui in attesa degli eventi. Lo sfondo dei campi agricoli e della vita contadina, apparentemente bucolica e così rappresentativa dell’Italia degli anni Quaranta e Cinquanta, non basterà ad allontanare l’orrore di attentati sanguinosi e la guerriglia nei campi. Un orrore che talvolta si vorrebbe esorcizzare con scene tendenti al fantastico, come rappresentato anche nella locandina del film. Qui un uomo delle camicie nere, dopo aver sparato a bruciapelo a persone inermi, viene trafitto da tante lance scagliate da immaginari guerrieri vestiti di antiche armature, a simboleggiare una giustizia che anni di scontri non hanno sempre potuto vedere assicurata.

Nel film la chiave di lettura del conflitto interno alle comunità è molto importante. Le grandi manovre militari restano in disparte per lasciare spazio alla cattiveria umana e agli antichi rancori del vicinato. Ma gli aspetti che riguardano la vita delle persone non sono mai marginali. La guerra è un’evidente sospensione dell’umanità, che è messa a dura prova dal conflitto. Eppure si può resistere anche cercando di custodirla: restando uniti, aiutandosi e continuando a sperare nel futuro. I due registi, originari proprio di San Miniato, offrono al pubblico la testimonianza di un episodio minore della guerra toscana, che include anche la strage del Duomo del piccolo comune. Una vicenda rivisitata che ha ispirato il film, le cui dinamiche sono tuttavia individuabili anche in altri eccidi avvenuti in varie regioni italiane. Il film riceve al Festival di Cannes il Premio speciale della Giuria. Fra gli attori principali del cast troviamo: Omero Antonutti, Margarita Lozano, Claudio Bigagli, Massimo Bonetti, David Riondino, Norma Martelli, Enrica Maria Modugno, Sabina Vannucchi e Renata Zamengo. Le musiche originali per il lungometraggio sono state composte da Nicola Piovani. Il compositore, pianista e direttore d’orchestra romano ha vinto il Premio Oscar per le musiche del film di Roberto Benigni La vita è bella (1999). Ha lavorato per i maggiori registi italiani, fra cui Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Daniele Luchetti, Cristina Comencini, solo per citarne alcuni, ricevendo numerosi premi per le sue colonne sonore originali. Come canzoniere, ha collaborato con Fabrizio De Andrè e scritto insieme a Vincenzo Cerami il pezzo Quanto t’ho amato.

Paolo e Vittorio Taviani iniziarono la loro carriera di successo firmando in un primo tempo regie teatrali e passando successivamente al documentario. Scomparsi rispettivamente nel 2024 e nel 2018, sono stati due registi molto amati dal pubblico italiano, aggiudicandosi numerosi riconoscimenti. Fra le opere principali possiamo ricordare: Un uomo da bruciare (1962), con la co-regia di Valentino Orsini; I fuorilegge del matrimonio, co-regia di Valentino Orsini (1963); I sovversivi (1967); San Michele aveva un gallo (1972); Allonsanfàn (1974); Padre padrone (1977); Le affinità elettive (1996); Tu ridi (1998); Cesare deve morire (2012); Maraviglioso Boccaccio (2015); Una questione privata (2017) e Leonora addio (2022), scritto e diretto unicamente da Paolo Taviani.

di Alessandro Calisti

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