Nel giugno 1924, mese dell’assassinio di Giacomo Matteotti, nacque la sezione fiorentina dell’associazione Italia Libera, movimento sorto a Roma un anno prima per iniziativa dei repubblicani Pacciardi, Rossetti e Conti ai quali si erano uniti Lussu e l’intera federazione sarda dell’Associazione Nazionale Combattenti (ANC). Italia Libera, opponendosi al chiaro avvicinamento dell’ANC al fascismo, era espressione dell’interventismo democratico e non intendeva regalare a Mussolini e ai suoi sodali l’eredità del combattentismo. Si dotò di un omonimo periodico quindicinale che, dopo alcuni numeri unici, uscì con regolarità dal 1° ottobre 1923 e divenne settimanale nel settembre del 1924. Già nel gennaio 1924, quando la nuova associazione aveva organizzato il I° Convegno nazionale, l’ormai fascistizzata ANC aveva espulso gli ex combattenti iscritti a Italia Libera. L’esperienza della sezione fiorentina sarà ricordata a metà degli anni Cinquanta da Ernesto Rossi che, con Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli, Nello Traquandi, Piero Calamandrei, Dino Vannucci e altri, animò poi la rivista antifascista Non Mollare, di cui uscirono 22 numeri dal gennaio all’ottobre del 1925. Il Non Mollare, di cui quest’anno ricorre il centenario[1], fu una sorta di emanazione della sezione fiorentina dell’Italia Libera e rappresentò uno degli ultimi tentativi di opporsi al fascismo attraverso una pubblicazione, prima della definitiva cancellazione della libertà di stampa in corrispondenza dell’affermazione del fascismo totalitario, affermazione sancita dall’approvazione delle “leggi fascistissime” nel novembre 1926. Quando il Non Mollare fu costretto a cessare le pubblicazioni, la rete di antifascisti che ne aveva organizzato la distribuzione, tra molti problemi e sacrifici, non si ruppe del tutto. Vari militanti aderirono a Giustizia e Libertà, movimento nato a Parigi nel 1929, per confluire successivamente nel Partito d’Azione. Appare significativo che il sottotitolo del Non Mollare fosse: Bollettino d’informazioni sotto il regime fascista. Chi riceve il bollettino è moralmente impegnato a farlo circolare. Queste parole puntualizzavano, da una parte, che l’intenzione del bollettino fosse quella d’informare contrastando la propaganda del regime fascista, così chiamato ben prima del novembre 2026. Dall’altra, esplicitando l’obbligo morale di distribuirlo, facevano capire quanto l’idealità disinteressata fosse alla base delle battaglie concrete di figure come Salvemini e Rossi, per le quali l’antifascismo era non solo una dimensione politica ma, in sostanza, un’esigenza esistenziale. Tra i vari numeri da ricordare, è molto importante quello (speciale) dedicato a Matteotti e pubblicato subito dopo il suo rapimento (a cui immediatamente seguì l’assassinio), una cesura storica decisiva per l’Italia sulla quale il Non Mollare (vale anche per la controversa esperienza dell’Aventino) tornò a più riprese pure con documenti, indispensabili per dimostrare la diretta responsabilità di Mussolini nel delitto. Una battaglia in cui Salvemini s’impegno molto in prima persona anche dopo aver attraversato il confine con la Francia nell’agosto 1925, iniziando il suo lungo esilio politico durante il quale, in Gran Bretagna e poi negli Stati Uniti, mai smise di combattere il regime fascista smentendo la propaganda attraverso studi puntuali, scrivendo di storia e attualità, tenendo conferenze, collaborando alla fondazione di GL (e al suo finanziamento) come della Mazzini Society. Rossi, in Italia, sarebbe rimasto in galera (e al confino) fra il 1930 e il 1943 aderendo poi al Partito d’Azione e, dopo un periodo di esilio in Svizzera, diventando Sottosegretario alla Ricostruzione del Governo Parri, il primo esecutivo dopo la Liberazione. Ciò dopo aver elaborato nel 1941, con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, il celebre Manifesto di Ventotene (divulgato in primis a Roma e a Milano grazie a Ada Rossi e Ursula Hirschmann che lo avevano portato fuori dall’isola) e di aver contribuito, alla fine di agosto del 1943, alla nascita del Movimento Federalista Europeo. È difficile valutare esattamente cosa sia rimasto di quelle istanze politico-culturali, animate da una forte tensione verso la libertà e la giustizia sociale, tensione che sembra evaporata. In questa stagione, caratterizzata da un evidente indebolimento della democrazia su scala mondiale, quei valori sono veramente sentiti da una ristretta minoranza di militanti politici e di esponenti della società civile, sempre più frammentata al suo interno e ispirata al trionfo del più bieco e indifferente individualismo.           

di Andrea Ricciardi


[1] Il Non Mollare fu pubblicato per la prima volta dalla Nuova Italia nel 1955, una seconda volta nel 1969, quindi da Bollati Boringhieri nel 2005 accompagnato dalla trascrizione di tre saggi di Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini e Piero Calamandrei. Proprio nel 2025, ne è uscita una terza ristampa per Pacini editore, a cura di Mimmo Franzinelli, che ha scritto un corposo saggio introduttivo.

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