Ada Gobetti, dal Diario partigiano, Einaudi, Torino 1956
28 dicembre 1943
Oggi Paolo compie diciotto anni; son tanti, e son pochi per quel che deve affrontare; e a volte mi sembra piccolissimo, e a volte un uomo. Nel pomeriggio è venuto Parri che non vedevo dal giugno del ’42, dalla preistoria dunque. Ora è il comandante di tutte le forze G.L. dell’Alta Italia. Sempre la stessa testa bianca, lo stesso parlare calmo un po’ stentato, lo stesso sguardo dolcissimo, sempre stanco. Lavora troppo. Ha sempre lavorato troppo. Purtroppo ho potuto star poco con lui: ha continuato ad arrivar gente che doveva ignorare la sua presenza, e ho avuto il mio da fare ad ascoltar e mandar via tutti. Ha parlato a lungo di questioni militari con Vittorio [Foa] e Braccini. E in fondo è meglio ch’io non sia stata a sentire. Forse (non lo so perché non l’ho mai provato) potrei resistere alla tortura. Ma chi mi assicura che non parlerei nel delirio o sotto l’azione di uno stupefacente? Quando non è indispensabile preferisco non sapere.
14 settembre 1944, Torino
Una notizia terribile. Lisetta [Giua, moglie di Vittorio Foa, madre di Anna, Renzo e Bettina] è stata presa a Milano dalla banda Kock [Koch], e si trova nella triste villetta di via Paolo Uccello in cui accadono tante cose spaventose. Soltanto due giorni fa avevo avuto un suo biglietto in cui, con la solita semplicità scanzonata, parlava della sua vita a Milano, del numero di sigarette fumate da Vittorio, del bambino che deve nascere tra tre mesi [la primogenita Anna]. Saperla in quelle mani è spaventoso.
15 settembre
Notizie di Lisetta. Par che finora non le abbian fatto del male grave e che si sia comportata stupendamente. Nonostante le minacce e gli schiaffi, non ha rivelato il proprio indirizzo se non quando ha giustamente stimato che, non vedendola tornare, Vittorio avesse capito e si fosse messo al sicuro. Comunque, non si sa che cosa posson farle, da un momento all’altro; e non è certo un posto adatto per una donna nelle sue condizioni. Il saperla in pericolo mi ha dato in questi giorni una specie di furore che s’è risolto in aumentata attività. Non saprei dire quanta gente ho visto e quanti passi ho compiuto.

