Maurizio Punzo, Anna Kuliscioff. Intrecci di vita e politica, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2025
Il centesimo anniversario della morte di Anna Kuliscioff (29 dicembre 1925) è stato celebrato con una ricca programmazione di eventi, incontri, libri, spettacoli teatrali, podcast che, da un lato, mostra il grande interesse che Kuliscioff suscita dopo anni in cui di lei si è parlato poco al di fuori dei circuiti specialistici. Dall’altro testimonia il legame profondo, un filo rosso mai veramente spezzato, che lega la sua vita, la sua esperienza di rivoluzionaria, socialista, femminista, donna libera e appassionata, al nostro presente. La quantità di iniziative che si sono succedute nel corso dell’anno, il cui motore fondamentale è stata la Fondazione Kuliscioff di Milano, grazie anche all’entusiasmo instancabile della vice presidente Marina Cattaneo, lascia ben sperare che di Anna si possa continuare a parlare ben oltre gli anniversari.
Nella scia delle pubblicazioni apparse nel 2025 si inserisce il volume di Maurizio Punzo, Anna Kuliscioff. Intrecci di vita e politica, la cui fonte principale è il carteggio Turati/Kuliscioff e che, come dichiara l’autore in apertura, «non è, intenzionalmente, una biografia», avendo bensì l’intento di illuminare il contributo di Kuliscioff «alla politica italiana attraverso alcuni esempi della sua vivace e lungimirante intelligenza» (p. 10). La scelta di utilizzare in prevalenza l’epistolario di Anna e Filippo delimita dunque inevitabilmente il raggio dell’analisi, sia dal punto di vista temporale – poco vi è delle esperienze precedenti l’incontro tra i due, come il passato rivoluzionario di Anna in Russia, in Svizzera, in Francia, il trasferimento in Italia con Andrea Costa e il passaggio dall’anarchismo al socialismo – sia dal punto di vista delle tematiche affrontate. Si tratta di un testo che ripercorre e analizza l’evoluzione politica in senso stretto del socialismo italiano, attraverso le parole dei suoi due maggiori esponenti, nel corso dei circa quarant’anni trascorsi tra l’incontro a Napoli e la morte di Anna: da Depretis a Mussolini, passando per Crispi, Pelloux, Giolitti. Tra questi due estremi si snoda la traiettoria del socialismo italiano ricostruita dall’autore nelle sue espressioni organizzative, dall’anarchismo all’operaismo, dal rapporto con i partiti radicale e repubblicano, alla nascita del Partito dei lavoratori, sino alla dialettica interna al PSI, costantemente in bilico tra riformismo e massimalismo. Il contributo specifico di Kuliscioff emerge nel dialogo costante e quotidiano con Turati, con l’analisi puntuale e acuta di ogni movimento all’interno del partito, nelle sue propaggini amministrative (soprattutto in relazione a Milano), nelle discussioni all’interno del gruppo dirigente, nel lavoro del gruppo parlamentare – di cui si analizzano posizioni, divergenze, efficacia. Interessanti, a questo proposito, sono le critiche anche aspre che Kuliscioff muove alla dirigenza del partito in almeno due occasioni. La prima è la battaglia, intorno al 1910, contro il “ministerialismo”, cioè un appiattimento su aspirazioni esclusivamente governative, come se l’effettiva partecipazione ai governi del Regno d’Italia fosse per il Partito socialista dietro l’angolo, dimenticando lo stato reale del paese, ancora profondamente arretrato, e delle masse popolari cui una partecipazione socialista ai governi non avrebbe procurato che ben miseri vantaggi. Ancora più rilevante è la posizione di critica aperta e di profondo disaccordo circa la posizione ambigua e refrattaria del partito in merito al suffragio femminile: la famosa “polemica in famiglia”. Qui la penna di Anna, sferzante e puntuta, è capace di evidenziare con grande lucidità e razionalità le fortissime contraddizioni e le debolezze del partito sia dal punto di vista teorico che della prassi politica, mettendo in luce al contrario la ricchezza della sua conoscenza e la modernità della sua analisi. Altrettanto importante è l’apporto di Kuliscioff alla redazione della rivista La Critica Sociale, vero e proprio laboratorio non solo teorico del socialismo italiano, redazione di cui Anna si fa quasi completamente carico per lunghi anni, dialogando costantemente con Turati sull’impostazione generale e sui dettagli dei singoli numeri. L’intera ossatura del volume è costituita, dunque, dalle parole di Turati e di Kuliscioff, con pochi rimandi ad altre suggestioni, fornendo così un’idea chiara delle rispettive posizioni e ruoli. Ne risulta tuttavia una certa freddezza, poiché l’analisi dell’autore limita al massimo la “contaminazione” con il mondo concreto e conflittuale al di fuori dell’appartamento di Galleria Portici. Contaminazione che sia Kuliscioff che Turati perseguono instancabilmente e che rappresenta, in fondo, la ragione, il principio primo del loro essere socialisti. Turati a Milano è una figura amata e molto presente, i suoi comizi in città e nel contado sono momenti di grande partecipazione e di costruzione di una identità socialista popolare tanto forte da sopravvivere nei decenni, restando viva persino dopo venti anni di dittatura. È leggendario, ad esempio, il ruolo da lui svolto nel corso del grande sciopero agrario del 1901, quando i contadini riescono a imporre nuovi patti colonici grazie alla mediazione di Turati e della Camera del Lavoro che spezza il fronte padronale. Anche la figura di Anna, amata e rispettata, la “dottora dei poveri” che non si concede pause nella cura delle donne del popolo, spesso salvandole dalle febbri puerperali, la rivoluzionaria che si batte per le lavoratrici che conosce e chiama per nome, va di pari passo con la dirigente in grado di redigere progetti di legge e di elaborare teoricamente la necessità storica del suffragio universale maschile e femminile. Nell’analisi dell’autore viene messo tra parentesi quell’aspetto esistenziale che lega la teoria del socialismo, e le vicende interne al partito, agli uomini e alle donne che quel partito hanno riempito di umanità vera, ai luoghi in cui quel socialismo riformista si è incarnato: gli operai e le operaie, i contadini, le leghe di mestiere, le cooperative, le case del popolo. Così come il femminismo di Kuliscioff, che pure emerge con chiarezza nelle lettere che scambia con Turati, perde in intensità se non viene arricchito dalle esperienze concrete e dai dibattiti – anche assai aspri – che si sviluppano nella rete del femminismo emancipazionista e socialista di cui Anna rappresenta uno degli snodi fondamentali, grazie anche alla fondazione della Difesa delle Lavoratrici. Se è noto che i rapporti di Kuliscioff con le altre donne non sempre sono stati facili e distesi, è pur vero che la sua vita è stata intessuta di profonde amicizie e relazioni proficue con il mondo femminile al di fuori di Galleria Portici, allargandosi all’intera Europa. È proprio il mondo al di fuori del perimetro dell’appartamento e del partito che sembra giungere nel volume solo a tratti, anche nei momenti più duri e drammatici della Prima guerra mondiale, del dopoguerra segnato dalle spinte rivoluzionarie prima, dalla violenza fascista poi e dalle scissioni all’interno del movimento socialista italiano e internazionale. Pur restituendoci parole piene di angoscia, soprattutto dopo il delitto Matteotti cui Anna e Filippo sono molto legati, il carteggio apparentemente non sembra in grado di cogliere appieno la radicalità delle trasformazioni in atto, sebbene Anna sia sicuramente più lucida di Turati nel comprendere il fascismo, quanto meno la prospettiva di una sua lunghissima durata. Di nuovo, l’analisi dell’autore sembra chiudersi su stessa, circoscrivendo il perimetro al solo Partito socialista. In questo senso, l’affidarsi in modo pressoché esclusivo ad un’unica fonte rischia di limitare la profondità del racconto.
Dal punto di vista storiografico, dunque, il volume da un lato mette a disposizione una notevole mole di documentazione ben organizzata, dall’altro sembra patire la mancanza di riferimenti a modelli interpretativi consolidati che, seppur nati nell’ambito dei gender studies, possono essere ormai considerati patrimonio comune della ricerca storica. In particolare qui interessa richiamare il concetto di rete (amicale, politica, di parentela, affettiva, ecc.) che si è dimostrato un strumento euristico particolarmente efficace. In questo senso gli epistolari, le biografie, le parentele e le amicizie, messi in rapporto dialogante tra loro, svelano una rete diffusa e capillare dell’interazione politica, sociale e culturale in una realtà che non è esclusivamente maschile, né esclusivamente di classe, ma costantemente in relazione in ogni suo punto. Da questo punto di vista, anche il carteggio Turati/Kuliscioff tornerebbe ad essere una inesauribile miniera per nuove analisi e riflessioni, comprendendo ma al contempo superando la dimensione esclusivamente politico/partitica. Così come, infine, la «vivace e lungimirante intelligenza» di Anna Kuliscioff tornerebbe al centro di quella fitta rete di movimenti anarchici, rivoluzionari, femministi, socialdemocratici, laburisti che attraversano l’Europa tra XIX e XX secolo, ben più ampia delle sole vicende del socialismo italiano.
di Paola Signorino

