8 maggio 1912 nasce Joyce Lussu

L’eccezionale esistenza di Joyce Lussu inizia l’8 maggio del 1912, quando nasce a Firenze.

I genitori originari delle Marche hanno ascendenti inglesi. Il padre Guglielmo Salvatori, docente universitario è un sostenitore dei principi evoluzionisti, ha tradotto le opere del filosofo Herbert Spencer. La sua brillante carriera viene interrotta all’inizio del fascismo di cui diventa vittima. Le prevaricazioni e le violenze subite lo costringono, per salvare sè e la propria famiglia, ad espatriare in Svizzera. Quindi l’adolescenza di Joyce si svolge in terreno elvetico con frequenza a collegi e ambienti cosmopoliti, attingendo nel ricco clima familiare interessi culturali e fermenti di libertà.

L’educazione che le viene impartita è esente da inutili formalismi, non frequenta corsi scolastici normali e solo più tardi ottiene in Italia la licenza liceale.

Ancora giovanissima inizia le tappe inesauribili dei suoi percorsi europei ed extraeuropei finchè approda in Germania per frequentare ad Heidelberg i corsi del filosofo Karl Jaspers, padre dell’esistenzialismo tedesco; ne legge le principali opere e ne assorbe l’essenza. Possono avere influito nella sua formazione i principi enunciati dal suo maestro? Probabilmente si, ma senz’altro l’hanno portata ad intuire, quale moderna Cassandra, i pericoli insiti nel nascente nazismo.

Desiderosa di perfezionare gli studi, si sposta a Parigi dove, alla Sorbona ottiene ben due lauree: in lettere e filologia.

Concluso questo periodo di studi, inizia nel periodo dal 1933 al 1938, a viaggiare in varie zone africane dove sono evidenti i devastanti segni dello sfruttamento colonialista.

Desiderosa di approfondire la cultura, le aspirazioni e le ribellioni di quelle popolazioni, prende a studiare le caratteristiche e resta colpita dalle loro capacità espressive e spontanee.

Nel 1938, con uno dei suoi fratelli, aderisce, in Francia al movimento “Giustizia e Libertà”, sostenuto da Emilio Lussu, che dopo una rischiosa fuga da Lipari con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, dove era confinato, ha trovato scampo in Francia dove spende tutte le sue energie per sostenere la Resistenza contro il fascismo, come in patria.

Joyce ha 26 anni, Lussu è un uomo quasi cinquantenne provato da una serie di lotte ed esperienze dolorose ed esaltanti. Oltre al sentimento d’amore li unisce l’aderenza agli stessi ideali di libertà, unita all’imperiosa necessità di agire per risvegliare gli spiriti assopiti o timorosi che rischiano di arrendersi.

Insieme affrontano il periodo rischioso dove la lotta è aperta e armata, a volte sotterranea fatta di astuzie e intelligenti manovre.

Eccoli in Francia, ormai vinta dai tedeschi, che combatte un’accanita resistenza contro gli invasori.

Li accoglie con una prudente neutralità il Portogallo di Salazar. Alla loro spericolata attività non si oppongono neppure la Svizzera e l’Inghilterra.

Il pericolo si accentua in Spagna che, dopo una cruenta guerra civile, sotto il regime del generale Franco, ha perduto la libertà e la democrazia.

Joyce, ottiene importanti incarichi nelle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà tanto da meritare, a seguito di pericolose azioni, la medaglia d’argento.

In Italia a guerra terminata insieme a Lussu intraprende un nuovo cammino nel partito d’Azione, emanazione del movimento Giustizia e Libertà e assiste con dolore al suo scioglimento, ma da quella delusione ne esce ancora pronta a lottare.

Ribelle ad ogni vincolo e ad ogni gioco politico si dedica unicamente a lottare contro ogni tentativo di rimozione e negazione che cercano subdolamente di seppellire un passato d’infamia. Ma non è abbastanza soddisfatta del suo impegno e non vuole limitarsi al territorio nazionale: la lotta deve estendersi, universale, in ogni luogo dove i legittimi diritti vengono calpestati e spente le voci di libertà dalle nazioni colonialiste.

Incontra gente diversa che esprime il proprio disagio anche con le voci della poesia come il turco Nazim Hikmet e l’angolano Nieto, ne traduce le opere, le diffonde e nel contempo sente l’imperiosa necessità di rivolgere i suoi appelli ai giovani perché attraverso la conoscenza degli eventi del

passato possano tenere vivi i sacrifici, le lotte delle precedenti generazioni e non si adagino nell’indifferenza e nell’oblio. Saranno le scuole, il territorio che batterà come instancabile portatrice dei più alti ideali. Quando il compagno di tutta una vita la precede nel viaggio estremo, Joyce intensifica la sua partecipazione, minimizzando gli acciacchi dell’avanzata vecchiaia e depone le armi solo a 86 anni, ricongiungendosi all’uomo che insieme a lei si è votato alla causa della Giustizia e della Libertà.

Muore a Roma il 4 novembre 1998.

Anna Maria Pastore Ventura

Per approfondire si vedano i suoi scritti:

“Padre, padrone padreterno”, Biblioteca del vascello, Roma, 1992; “Alba rossa” scritto con Emilio Lussu, Transeuropa, Ancona, 1991; “Inventario delle cose certe: poesie”, A. Livi, Fermo, 1989; “La Sibilla” con introduzione di Carla Sanguineti, disegni di Susan Newell Loffredo, Franca Puliti, Nicola Sene, Centro internazionale della grafica, Venezia, 1987; “Storie vere e inventate, di guerre e di amori, con un detective formidabile e donne, streghe, maghi e sibille”, Il lavoro editoriale, Bologna, 1986; “L’acqua del 2000: su come la donna, e anche l’uomo, abbiano tentato di sopravvivere e intendano continuare a vivere”, Mazzotta, Milano, 1977; “Tradurre poesia”, Mondadori, Milano, 1967; “Canti esquimesi”, Edizioni Avanti!, Milano, 1963; “Fronti e frontiere”, Ed. U, Milano, 1945;

Si vedano anche le sue traduzioni da Nazim Hikmet:

“Poesie d’amore”, Mondadori, Milano, 2016; “34 Poesie d’amore”, Mondadori, Milano, 2007; “Paesaggi umani” Lerici, Milano, 1965; “La conga con Fidel”, Edizioni Avanti, 1961

Si vedano inoltre gli studi su di lei:

Silvia Ballestra “Joyce L. una vita contro: diciannove conversazioni incise su nastro”, Baldini & Castoldi, Milano, 1996;

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