7 aprile 1944: dopo un fallito attentato a Vittorio Mussolini, vengono arrestati tre partigiani che riusciranno a fuggire

Donne dei quartieri Ostiense, Portuense e Garbatella, spinte dalla fame, danno l’assalto al mulino Tesei, al Ponte di Ferro all’Ostiense. 10 di loro vengono uccise da tedeschi e fascisti[1].

Dopo un fallito attentato a Vittorio Mussolini, vengono arrestati i partigiani Pasquale Balsamo, Marisa Musu e Ernesto Borghesi. Riusciranno a fuggire dal carcere grazie ad una azione del CLN.

Nel quartiere Prati un GAP garibaldino assalta, in via Quirino Visconti,  la sede rionale del gruppo fascista. Sede che non verrà più riaperta.

Sul Monte Tancia, vicino a Poggio Mirteto, in una battaglia contro imponenti forze nazifasciste, tra i partigiani cadono i fratelli Bruno[2] e Franco Bruni e Giordano Sangalli[3]. Nel corso di un rastrellamento[4], ad opera dei tedeschi della divisione Hermann Göring, vengono fucilati 18 civili, tra cui un bambino di 3 anni. Dopo la guerra vennero chiamati in processo il commissario prefettizio fascista Spiridone Stoppoloni, il segretario politico del fascio Ugo Ranuzzi, Renato Tuzi, segretario politico del partito fascista poi nei battaglioni M e lo squadrista Cesare Bucci, ritenuti responsabili del rastrellamento.

Viene arrestato il carabiniere partigiano Fortunato Caccamo, del Fronte Clandestino Militare della Resistenza.

Sulle montagne della Benedicta, in Liguria, i nazisti fucilano 75 partigiani.

Aldo Pavia

(nella foto Marisa Musu)

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[1] I loro nomi: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria  Aizzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo. Dell’avvenuta uccisione o fucilazione non esiste alcuna documentazione ufficiale.

[2] Bruno Bruni (1923 – 1944). Appartenente alla formazione “Monte Soratte”. Morente, fu finito a colpi di pistola alla nuca.  Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[3] Giordano Sangalli aveva 16 anni ed era stato con Rosario Bentivegna nel GAP Pisacane.

[4] In un rapporto della Prefettura di Rieti del 22 aprile, si indicano in circa 100 i “ribelli” uccisi e in 220 le persone rastrellate. Altre 750 furono rastrellate nei giorni successivi e di loro, 486 inviate nei campi di concentramento per lavoro forzato.

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