3-4 febbraio 1944: Vengono arrestate 67 persone e tra loro il generale Adriano Monti

Nel corso della notte il tenente fascista Pietro Kock, con il tenente Tela, due commissari e 120 uomini, con l’inganno e con la collaborazione di un prete delatore, don Epaminonda Ildefonso Troya[1], riesce ad entrare nella Basilica di San Paolo. I fascisti sono guidati da Giuseppe Pizzirani, segretario della Federazione fascista di Roma[2]. Vengono arrestate 67 persone e tra loro il generale Adriano Monti. Con lui una ventina di sottoufficiali che non avevano voluto servire i tedeschi e nove ebrei, finiti poi nei campi di annientamento. Altri, renitenti alla leva, vengono inviati al Nord per essere giudicati dal governo fantoccio di Salò.

Nel corso di un attacco ad una autocolonna tedesca sulla via Casilina, viene ferito e catturato il partigiano Anzellotti, che riesce poi a darsi alla fuga.

Aldo Pavia

(nella foto Epaminonda Ildefonso Troya)

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[1] Due erano i preti nella banda Koch, Epaminonda Troya, sospeso a divinis, e don Pasqualino Perfetti, uno dei più attivi delatori di ebrei e partigiani. Troya dopo la guerra fuggì in Argentina. Tornato in Italia, scontò pochi anni di carcere e godette di una amnistia nel 1953.

[2] Giuseppe Pizzirani diventerà poi Alto Commissario regionale del Veneto e membro del Direttorio del nuovo partito fascista.

 

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