27 novembre 1943: la polizia fascista, costretta da Kappler, arresta 40 membri della banda fascista Bardi-Pollastrini

La polizia fascista, costretta anche dalle dure e ultimative rimostranze di Kappler, arresta 40 componenti della banda fascista Bardi – Pollastrini.[1] Nelle celle di tortura di Palazzo Braschi vengono trovati 24 prigionieri in condizioni terrificanti. Eliminato il console della milizia fascista, Musco.

Aldo Pavia

(nella foto il federale Gino Bardi nell’autunno 1943 che passa in rassegna un gruppo di ragazzi nell’istituto in cui sono ospitati)

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[1] Gino Bardi, dal  novembre 1943 Commissario Generale dell’Urbe. Guglielmo Pollastrini, detto Memmo, ex sottufficiale di polizia espulso dall’arma per violenze e sopprusi. Dopo il 25 luglio 1943 incarcerato a Regina Coeli, messo in libertà dai tedeschi l’11 settembre. Base operativa della banda era Palazzo Braschi, già sede del Partito Nazionale Fascista. La banda poteva contare su 120 uomini, organizzati in 10 squadre d’azione. I componenti la banda vennero incarcerati a Regina Coeli, poi Castelfranco Emilia, infine nel carcere di Sant’Eufemia a Modena. Nel gennaio 1944 rimessi in buona parte in  libertà. Nel 1947 Bardi e Pollastrini, con 54 dei loro sgherri, vennero processati. Bardi fu condannato a 22 anni e 6 mesi, Pollastrini a 28 anni. Anche tutti gli altri, tra i quali il figlio di Pollastrini,  vennero condannati a pesanti pene detentive ed al risarcimento delle vittime. A Roma operavano anche altre bande autonome, formatesi tra il settembre 1943 e il gennaio 1944. La Pietro Koch e la Carità (dal nome del suo comandante Mario Carità) operarono poi anche a Firenze e a Milano. La Cialli Mezzaroma, con sede a via della Scrofa, impegnata particolarmente nella cattura degli ebrei. 12 di quelli da loro arrestati vennero assassinati alle Ardeatine. A Firenze la Carità, tra le tante imprese “gloriose” depred  anche l’oro della Sinagoga. Oltre cento milioni di allora. Altre “bande autonome” fasciste furono la Ettore Muti (Milano e Piemonte) comandata da Francesco Colombo, la “Mai Morti” di Beniamino Fumai (a Trieste, lungo la costa tirrenica e sul lago Maggiore), la Compagnia autonoma speciale di Renato Tartarotti (Bologna), la Ferruccio Sorlin (Brescia) e quella di Ernesto Ruggiero (Udine, Palmanova, Monfalcone). 126 Concetto Marchesi, con Silvio Trentin ed Egidio Meneghetti era alla guida della Resistenza veneta. Dopo l’allontanamento dall’Università, si trasferì a Milano, sotto il falso nome.

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