27 luglio 1929 Emilio Lussu evade dal confino a Lipari

Nasce il 4 dicembre 1890 ad Armungia, un villaggio all’epoca di un migliaio di abitanti situato nel Gerrei, regione molto isolata della Sardegna sudorientale, dove più che altrove erano sopravvissute le strutture tradizionali della società pastorale. Appartiene ad una famiglia di proprietari terrieri, ma nel sostanziale egualitarismo della società tradizionale cresce in uno stretto rapporto con la campagna, la difficile esistenza che vi si svolge, la cultura e le attività comunitarie. Compie gli studi superiori – abbastanza disordinati – tra Lanusei, Roma e Cagliari, dove si laurea in Giurisprudenza il 29 aprile 1915, con una tesi sulla teoria del salario.

Frequenta i circoli studenteschi di orientamento democratico – secondo alcuni, sarebbe stato anche iscritto al Partito Repubblicano – e si distingue nelle manifestazioni interventiste. Viene destinato con il grado di sottotenente al 151. Reggimento Fanteria della Brigata Sassari, costituita alla vigilia della guerra ed in cui progressivamente vengono concentrati militari sardi, unico reparto regionale del Regio Esercito insieme agli alpini. Vi trascorre l’intera esperienza bellica: dai primi combattimenti sul Carso – che valgono la citazione della ‘Sassari’ nel Bollettino del Comando Supremo, primo reparto nella storia dell’esercito italiano – all’ “anno sull’altopiano” di Asiago per arginare la Strafexpedition, alle sanguinose battaglie dell’estate 1917 sull’Isonzo e la Bainsizza, alla copertura in retroguardia della ritirata verso il Piave, alla battaglia dei Tre Monti – prima vittoria italiana dopo Caporetto – all’arresto dell’offensiva austriaca sul basso Piave nel giugno 1918, fino a Vittorio Veneto.

Promosso sul campo fino al grado di capitano, ferito a Col del Rosso, decorato con due medaglie d’argento e due di bronzo al Valor Militare, torna nel 1919 alla vita civile già circondato dal mito di combattente valoroso e grande capo di uomini, primo nell’esempio ma mai fanaticamente disposto al sacrificio inutile della vita altrui. Come tale, è immediatamente tra i principali esponenti del movimento dei combattenti sardi e, dal 1921, del Partito Sardo d‘Azione, formazione politica di ispirazione autonomista, liberista, democratica, salveminiana, malgrado le non poche contraddizioni, che balzeranno evidenti nel rapporto con il fascismo. Combattentismo e sardismo nascono come continuazione sul terreno politico della riscossa morale della Sardegna iniziata con la guerra; rappresentano una svolta fondamentale nella storia dell’isola in quanto primo esperimento di lotta politica di massa: “ogni guerra fatta ad occhi aperti – scriverà Lussu – è una scuola rivoluzionaria.. La Brigata Sassari principalmente fu il deposito rivoluzionario della Sardegna del dopoguerra”. Ed ancora: “La guerra era stata una grande lezione per tutti quelli che l’avevano fatta. Se il partito socialista avesse capito che la trincea aveva insegnato ai contadini quanto la fabbrica aveva insegnato agli operai e che una rivoluzione si era compiuta già nella loro psicologia, Mussolini sarebbe finito in galera, non sul Campidoglio”.

Deputato nel 1921 e 1924, il 31 ottobre 1926 subisce un’aggressione da un gruppo di fascisti armati che assalta la sua casa. Si difende sparando ed uccidendo una camicia nera. La magistratura cagliaritana si rifiuta di adeguarsi alle pretese del regime e lo proscioglie dall’accusa di omicidio; viene tuttavia assegnato al confino a Lipari. Dall’isola evade avventurosamente via mare il 27 luglio 1929 con Francesco Fausto Nitti e Carlo Rosselli. Raggiunta Parigi, è tra i fondatori e i principali esponenti del movimento Giustizia e Libertà, partecipando alla preparazione delle iniziative rivolte verso l’Italia – in particolare mantenendo i contatti con gli oppositori in Sardegna – e svolgendo attiva azione pubblicistica e di propaganda nell’ambiente dei fuorusciti e degli emigrati economici, soprattutto dei suoi corregionali.

In questa fase della sua attività, Lussu matura quella che diverrà la sua posizione nei confronti della Sardegna, che considera come una sorta di modello della condizione delle periferie rurali italiane, meridionali e non, oggetto della trascuratezza e al tempo stesso dello sfruttamento sistematico da parte del centralismo statale (nel dopoguerra estenderà quest’analisi ai paesi decolonizzati e in genere al Terzo mondo). L’analisi dei termini della lotta antifascista e democratica in Sardegna assume dunque carattere esemplare rispetto a quella delle periferie del paese, ed è quindi fondamentale per non ripetere l’errore già compiuto dai socialisti, di centrare l’attenzione sulle aree di proletariato contadino ed operaio, lasciandosi alle spalle pericolose Vandee. Al tempo stesso, ritiene impossibile considerare la lotta di liberazione in Sardegna come qualcosa di separato da quella del resto d’Italia e d’Europa (e poi dell’intero pianeta).

La posizione di Lussu all’interno di GL evolve progressivamente verso una posizione rigorosamente federalista, ispirata ad una forma di socialismo assai poco riconducibile alle correnti “ufficiali” del socialismo italiano ed europeo. Le opposizioni incontrate in GL nei confronti di questa evoluzione, lo portano ad una posizione appartata, dovuta anche al peggiorare delle condizioni di salute. Per diversi anni deve peregrinare da un sanatorio all’altro, tra cure e difficili operazioni. È il momento della scrittura, in cui assurge al ruolo di autore importante della letteratura italiana del Novecento. Nel 1933 pubblica Marcia su Roma e dintorni, un pamphlet che cerca di spiegare al pubblico inglese e francese – con ampi riferimenti alla Sardegna – l’ascesa al potere del fascismo italiano.

Nel 1936, mentre si approssima l’ora dello scontro armato con il fascismo e il nazismo, esce Teoria dell’insurrezione, riflessione sull’impostazione militare e politica del moto insurrezionale di evidente derivazione democratica risorgimentale. Nel 1936-1937 scrive la sua opera più nota, Un anno sull’altipiano, lucida partecipata rievocazione della guerra con la Brigata Sassari. Si tratta di una delle opere esemplari della letteratura sulla Prima guerra mondiale, non solo italiana, che conquista immediata notorietà all’estero e poi anche in Italia, nella quale Lussu formula un severo giudizio sulla guerra, pur senza rinnegare le ragioni dell’interventismo democratico. Dopo l’assassinio di Rosselli, tocca a lui guidare GL negli ultimi difficili anni tra la sconfitta in Spagna e lo scoppio della guerra.

L’occupazione tedesca della Francia lo costringe a lasciare il paese: a Lisbona, Londra e New York cerca di spingere gli Alleati a costituire una Legione italiana antifascista, magari per realizzare il sogno dello sbarco in Sardegna. Gli anni della “diplomazia clandestina” (così intitola il suo resoconto di questo periodo) finiscono con la caduta del fascismo e il rientro in Italia. Mentre la moglie Joyce, sposata durante l’esilio, prende parte attiva alla Resistenza armata, Lussu fa parte del Comitato di Liberazione Nazionale centrale in rappresentanza del Partito d’Azione, nel quale sono confluite le strutture estera e interna di Giustizia e Libertà. Nel Pd’A è il leader della tendenza di sinistra, che interpreta il ruolo del partito come quello di una forza socialista non marxista orientata verso l’adesione della classe operaia e dei contadini, in crescente contrasto con la linea liberale capeggiata da Ugo La Malfa, sino alla scissione avvenuta al congresso nazionale del febbraio 1946. Iniziano anche gli impegni istituzionali: con Parri è ministro dell’Assistenza bellica; nel primo ministero De Gasperi è ministro senza portafoglio, con delega alle relazioni con la Consulta nazionale.

Eletto nell’Assemblea Costituente, senatore di diritto nel 1948, siede nella Camera alta fino alla IV legislatura, in rappresentanza del collegio di Iglesias. Nel 1947, con quel che resta del Pd’A, aderisce al Partito Socialista Italiano; il sostegno al Fronte Democratico Popolare lo porta a rompere con il PSd’A, che nel 1944 aveva legato con una sorta di vincolo federativo all’omologo Partito d’Azione: dopo un tempestoso congresso nel luglio 1948 fonda il Partito Sardo d’Azione Socialista, che partecipa l’anno successivo alle prime elezioni regionali prima di confluire nel PSI.

Nel 1964, in contrasto con la linea del centrosinistra, aderisce al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. I suoi interventi parlamentari sono sovente dedicati alla politica estera, con accenti di solidarietà nei confronti dei movimenti anticolonialisti ed antifascisti in Europa e fuori. Grande attenzione dedica ai problemi della Sardegna, alle contraddizioni ed ai limiti dell’autonomia finalmente raggiunta ma che egli giudica insufficiente. Dedica i suoi ultimi anni alla stesura di opere sulla lotta antifascista, tra storia e testimonianza (Sul Partito d’Azione e gli altri, pubblicato nel 1968; La difesa di Roma, uscito postumo nel 1987).

Muore a Roma il 5 marzo 1975. Il suo archivio e la sua biblioteca sono conservati a Cagliari presso l’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia.

Aldo Borghesi

Per approfondire si vedano i suoi scritti:

“Un bombardamento notturno”, Henry Beyle, Milano, 2019; “Un anno sull’altipiano”, Corriere della sera, Milano, 2016; “Diplomazia clandestina: 14 giugno 1940 – 25 luglio 1943”, Dalai, Milano, 2010; “Sul Partito d’Azione e gli altri: note critiche”, Mursia, Milano, 2009; “Marcia su Roma e dintorni”, Mondadori, Milano, 1978 ora anche in L’Unione sarda, Cagliari, 2003; “Essere a sinistra. Democrazia, autonomia e socialismo in cinquant’anni di lotte”, Mazzotta, Milano,1976; “Teoria dell’insurrezione”, Jaca Book, Milano, 1969

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