19 novembre 1943: la polizia fascista scopre la tipografia in cui veniva stampata “Italia Libera”. Tra gli arrestati Leone Ginzburg

La polizia fascista scopre la tipografia in cui veniva stampata “Italia Libera”, organo del Partito d’Azione, che si trovava in via Basento. Tra gli arrestati Leone Ginzburg[1], morto il 5 febbraio 1944, a Regina Coeli, in seguito alle violente torture e Benedetto Pitorri che verrà poi fucilato alle Ardeatine. Viene arrestato, con loro, anche Stefano Siglienti.[2]

Nuovo rastrellamento a piazza Fiume e a Pietralata.

Aldo Pavia

(nella foto Leone Ginzburg)

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[1] Leone Ginzburg (1909-1944). Di famiglia ebrea di origine russa. Intellettuale. Laureato in lettere. L’8 gennaio 1934 rifiuta di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista e viene allontanato dall’Università ove era libero docente. Arrestato con Carlo Levi, viene condannato a 4 anni di carcere dal Tribunale speciale. Dopo due anni liberato per amnistia. Nel 1938, con le leggi razziali, perde la cittadinanza italiana. Nel 1940 è confinato in Abruzzo. Caduto il fascismo, a Roma, è tra gli organizzatori del Partito d’Azione e poi delle formazioni Giustizia e Libertà.

[2] Stefano Siglienti (1898 – 1971). Banchiere. In contatto con Giustizia e Libertà dal 1929. Uno dei capi riconosciuti dell’azionismo, tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione. Nella sua casa romana di via Poma si tenne la riunione formativa del CLN. Arrestato, portato a via Tasso e a Regina Coeli, compagno di cella di Leone Ginzburg. Inviato al lavoro forzato a Centocelle, riuscì ad evadere con Carlo Muscetta.

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