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SUMMARY:1 GENNAIO 2023: MUORE MARIO ARTALI, PRESIDENTE ONORARIO DELLA FIAP
DESCRIPTION:\n\nIl 1° gennaio 2023 a Milano è mancato il Presidente Onorario della FIAP Mario Artali.\n\nArtali fu eletto Presidente Nazionale della FIAP nel 2012 quando raccolse il testimone dell’ultimo partigiano Francesco Berti Arnoaldi Veli e mantenne la carica fino al 2021 quando si dimise per favorire un ricambio generazionale all’interno dell’organizzazione.\nFu uno strenuo ed orgoglioso difensore dei valori fondativi della FIAP ma mantenne sempre, con lucidità e passione, un legame forte con le altre associazioni antifasciste e della resistenza. Fu anche Vicepresidente della Fondazione Corpo Volontari della Libertà.\nArtali fu un protagonista della cultura socialista milanese ed era Presidente del Circolo de Amicis e della Fondazione Aldo Aniasi.\nFu deputato socialista nella VI legislatura ed è stato poi un manager di successo, dapprima nella chimica ENI e successivamente come Amministratore Delegato della SME, finanziaria dell’IRI per l’industria alimentare e la grande distribuzione, dove completò il risanamento ed avviò con successo la privatizzazione secondo le volontà del governo.\nFu poi Consigliere di Amministrazione della Banca Popolare di Milano e ricoprì numerosi incarichi nel gruppo bancario.\nImpegnato dall’inizio del 1994 nel gruppo Sigma-Tau, lasciate dopo alcuni anni le responsabilità operative, è stato sempre confermato nel consiglio di amministrazione della capogruppo Sigma Tau Finanziaria. Alla scomparsa del fondatore, Claudio Cavazza venne chiamato dagli eredi alla presidenza.\nLa FIAP inchina le sue bandiere di fronte al compagno, all’amico sincero ed alla guida saggia ed illuminata.\n\n\n\n\n\nSaluto a Mario\n\nCaro Mario,\nti porto il saluto deferente del direttivo, dei collaboratori e delle associazioni della FIAP, la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane che fu fondata da Ferruccio Parri nel 1949 e che tu hai guidato con passione e saggezza fino all’anno scorso.\nEri diventato presidente nel 2012, succedendo a Francesco Berti e, prima di lui, al tuo caro amico Aldo Aniasi, ad Iso come tu e i compagni lo chiamavate.\nTi sei trovato, forse per primo, a guidare un’associazione della Resistenza senza averla fatta, la Resistenza, primo Presidente non partigiano, per ragioni evidentemente anagrafiche. Non era un dettaglio e tu non hai vissuto questo aspetto come un dettaglio ma, anzi, ci hai costruito sopra le ragioni e le finalità della tua Presidenza.\nHai capito, tra i primi, che con la scomparsa dei protagonisti della Guerra di Liberazione, con il venir meno delle loro testimonianze e delle istanze fondative delle associazioni partigiane, le stesse avevano un senso solo se riuscivano a svolgere il ruolo di catalizzatori di valori e di cultura.\nMemoria, antifascismo, libertà, patriottismo, europeismo, tolleranza rischiavano e rischiano di diventare concetti astratti e lontani se non calati nella realtà degli accadimenti storici ed attuali e nell’elaborazione che degli stessi compie la ricerca, la politica e financo l’arte.\nE hai agito in coerenza con questo tuo convincimento. Hai radunato intorno a te giovani ricercatrici e giovani ricercatori, alcuni di loro sono qui oggi a renderti omaggio, hai dato loro fiducia e promosso lavori di ricerca che hanno costituito il nucleo di una nuova “biblioteca” della FIAP e dei quali andavi orgoglioso.\nIn quegli anni, in modo del tutto innovativo, quasi rivoluzionario in un contesto spesso conservatore come quello delle associazioni partigiane, è stato promosso un approccio metodologico all’avanguardia, attraverso l’applicazione della categoria di genere, uno stimolo al dialogo tra il mondo della ricerca e quello della didattica e capace di portare all’attenzione dei lettori, spesso identificati nei giovani – che così tanto avevano bisogno di conoscerle – le donne decorate con medaglie d’oro al valor militare, le donne costituenti e, proprio recentemente, le donne che hanno fatto l’Europa.\nHai anche compreso come la storia e il patrimonio archivistico della FIAP dovesse essere a disposizione di chi voleva studiarli, fare ricerca, scrivere e oggi la gran parte di esso è valorizzato all’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, che ti ha ricordato con un commosso comunicato emesso ieri.\nCaro Mario,\nti piaceva dire che la Resistenza aveva tutti i colori del mondo. Rifiutavi la narrazione che a combattere, dalla parte giusta della Storia, fosse stata solo una parte politica, un solo colore ed una bandiera sola. Sostenevi che questa narrazione univoca finiva per penalizzare, per sminuire l’antifascismo che invece poteva e doveva essere patrimonio condiviso.\nTi piaceva chiamare la Guerra di Liberazione “secondo Risorgimento” perché come il Risorgimento ci aveva consentito di liberare il Paese da un occupante straniero e come il Risorgimento doveva essere vissuto da tutti ed insegnata nelle scuole.\nLe differenze, culturali e di identità storica, esistenti tra le varie Associazioni antifasciste e partigiane – e financo all’interno della FIAP per la quale ti sei sempre opposto acché potesse divenire o atteggiarsi a piccolo partito politico ma favorendo, al contrario, il pluralismo delle idee e delle iniziative, in coerenza con le sue ragioni fondative –  le differenze, dicevo, sono una ricchezza e non un ostacolo per una forte azione comune, a condizione che non prevalgano pretese egemoniche o di rappresentazione univoca di fatti o di idee.\nTu l’avevi ben chiaro e questa tua profonda convinzione ti ha portato a coltivare rapporti di proficua collaborazione con le altre Associazioni che, infatti, oggi sono qui a portare il loro omaggio o hanno inviato messaggi di profonda partecipazione e cordoglio.\nAppena saputo la notizia della tua morte, mi ha scritto il Presidente dell’ANPI Gianfranco Pagliarulo:\nCaro Luca,\nti esprimo a nome dell’ANPI Nazionale e mio personale il più profondo cordoglio per la scomparsa di Mario Artali. Con lui se va un altro pezzo del passato di Milano e della grande storia del Socialismo italiano.\nTi prego di portare le mie sentite condoglianze ai familiari.\nCon fraterna vicinanza\nL’ANPI è oggi qui presente con il suo medagliere e con una sua rappresentante che parlerà dopo di me.\nÈ qui presente anche Roberto Tagliani, nuovo presidente della FIVL, che ci ha recapitato questo messaggio:\nIl Presidente, la Giunta Federale e tutte le Associazioni della Federazione Italiana Volontari della Libertà – FIVL partecipano al lutto per la morte di Mario Artali, Presidente Onorario della FIAP.\nNel suo precedente lungo mandato alla guida della Federazione Italiana Associazioni Partigiane e nel ruolo che lo ha visto Vice Presidente della Fondazione Corpo Volontari della Libertà e della Confederazione Italiana fra le Associazioni combattentistiche e partigiane, Mario Artali si è sempre speso, con vigore umano e passione politica, per un orizzonte di unità e percorsi condivisi con le altre Associazioni resistenziali e antifasciste, convinto com’era che la legittima sottolineatura dei diversi contributi alla Lotta di Liberazione non contrastasse con il dovere di rappresentare quell’epica vicenda “per ciò che è stata: un arcobaleno di colori, perché è la libertà che non sopporta semplificazioni monocolore”.\nMario Artali è stato per la FIVL interlocutore prezioso, assiduamente partecipe in ogni occasione di incontro e dialogo, capace di articolare al presente con intelligenza e concretezza la necessità di continuare a scegliere la fedeltà ai valori e ai principi della Costituzione e ad operare per la realizzazione di quella Europa unita “affermata con forza nel pieno della guerra e proclamata dai luoghi dell’esilio e del confino”.\nAlla sua Famiglia e alla FIAP le più sentite condoglianze.\nMi ha anche telefonato Francesco Tessarolo che ringrazio per le belle parole di vicinanza alla famiglia e alla FIAP.\nCosì come mi ha telefonato prontamente Spartaco Geppetti, presidente dell’ANPPIA, che proprio pochi mesi fa avevamo ospitato al Circolo De Amicis per il loro congresso nazionale, l’ANED ha emesso un commosso comunicato e mi ha scritto Floriana Maris, Presidente della Fondazione Memoria della Deportazione che:\napprende commossa la notizia della scomparsa dell’amico e compagno Mario Artali, presidente onorario della Federazione Italiana Associazioni Partigiane, e ricorda con gratitudine il suo costante impegno nel vigilare e tramandare i valori dell’antifascismo e della Resistenza. In questo triste momento la Fondazione Memoria della Deportazione intende richiamare l’attenzione sulla necessità di tutelare la memoria storica e portare avanti il progetto di rinnovamento culturale e politico promosso da Mario Artali.\nAi suoi familiari, alla FIAP e a tutti coloro che hanno avuto l’opportunità di conoscerlo la Fondazione esprime le più sentite condoglianze.\nUno dei risultati più importanti della tua Presidenza, caro Mario, fu il riavvio delle attività della Fondazione Corpo Volontari della Libertà che unisce la FIAP all’ANPI e alla FIVL e il cui atto costitutivo porta la data del 10 settembre 1948. Il primo Comitato Direttivo era formato dai componenti del Comando generale del CVL: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Gian Battista Stucchi e Mario Argenton.\nDella Fondazione sei stato un indimenticato Vicepresidente, e così ti ricorda il Presidente Emilio Ricci: La Fondazione Corpo Volontari della Libertà esprime profondo dolore per la scomparsa dell’On. Mario Artali, Presidente onorario della FIAP, già Vicepresidente della Fondazione, che tanto si è speso nel ritorno della stessa ad una piena operatività per il bene e la diffusione della memoria della Resistenza, della sua preziosa e decisiva unità.\nCosì come sei stato uno dei protagonisti della Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane di cui sei stato Vicepresidente e il cui Presidente Professor Claudio Betti ci ha scritto:\nÈ con profondo dolore che la Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, partecipa la scomparsa del Caro Presidente Mario, componente della nostra famiglia associativa da moltissimi anni, ricoprendo anche la carica di Vicepresidente Nazionale.\nIl suo impegno costante e continuo, accompagnato dalla Sua profonda intuizione, gli hanno permesso di sapere cogliere le grandi trasformazioni che la società andava esprimendo, permettendo a tutti noi di sviluppare una linea che rafforzava sempre più la nostra presenza tra le Istituzioni democratiche che per la nostra Confederazione sono sempre state l’interlocutore principale.\nLa sua azione si è fortemente caratterizzata nella difesa delle sue idee di socialista, ma non di meno nel ruolo di moderato che ha permesso il concretizzarsi del massimo dell’unità d’azione.\nAi familiari e a tutte le persone che lo hanno conosciuto e amato va il più fraterno e caloroso abbraccio di tutta la Confederazione.\nNella storia della FIAP, il tuo nome, il nome di Mario Artali rimarrà come quello di uno strenuo ed orgoglioso difensore dei suoi valori fondativi, di un compagno ed amico sincero e di una guida saggia ed illuminata.\nNella vita tu hai fatto molto altro, dall’esperienza politica nel PSI che ti ha portato fino all’esperienza da deputato – il tuo essere socialista (socialista liberale amavi chiamarti richiamandoti a Carlo Rosselli) è stato il vero filo rosso di tutta la tua vita, dalla gioventù fino agli anni della tua vecchiaia – alla tua carriera da manager.\nSia ben chiaro, un manager la cui suoneria del cellulare era “Bella Ciao”.\nManager di Stato dapprima, nella chimica ENI e nell’agroalimentare IRI, uno degli esponenti di una tradizione di grande valore, quella dei manager di Stato, appunto, un orgoglio nazionale da Enrico Mattei in poi, troppo velocemente tradita da una politica non sempre lungimirante. E nell’industria farmaceutica poi, a fianco della famiglia Cavazza in un’altra eccellenza italiana.\nE poi alla Banca Popolare di Milano in un periodo complicato per tutte le banche popolari, alle prese con una finanza che cambiava repentinamente, non sempre in meglio, per la verità.\nCara Bruna, cara Federica e caro Marco, voi avete perso un marito ed un padre, noi un compagno, tutti dobbiamo essere orgogliosi di lui e di essergli, ciascuno a modo suo, stati al suo fianco.\nFederica, Marco, dico a voi quello che lui disse a me: “dovete essere fieri del cognome che portate”.\ndi Luca Aniasi, Presidente Nazionale FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane\n\n\n\n\nPenso di parlare anche a nome dei tanti studiosi e studiose che, come me, sono ostati attratti dalla Fondazione Aniasi anche e soprattutto grazie alla capacità che è stata di Mario Artali di promuovere iniziative, ricerche, riflessioni.\nC’è stato un momento in cui in Italia e a Milano in particolare e in via De Amicis in particolare fare cultura politica e fare politica, una cosa non disgiunta dall’altra, ha rappresentato per molti una parte della propria vita, un’opzione sociale, una scuola, fatta di incontri, dibattiti e di preparazione a quegli incontri, sia tra gli organizzatori sia per il pubblico, al quale occorreva fornire in anticipo le coordinate per arrivare pronto, consapevole, capace di partecipazione. \nPoi c’è stato e c’è un momento in cui chiamare e preparare quegli incontri è diventato più difficile, la voglia di esserci ha cominciato a cedere il passo, il prestigio di farne parte si è diradato.\nMario Artali c’è stato in entrambe le fasi, animatore, facilitatore, commentatore. Con la sua capacità di convocazione, con lo stesso senso di responsabilità, dibattito dopo dibattito, con la sala piena e con quella vuota. Con uno sguardo critico, una lettura sempre originale e allo stesso tempo coerente, nello stile argomentativo e nei cardini del suo pensiero.\nLo spirito unitario e la complessità, li si ritrovava sempre nel suo approccio, parlando di socialismo, di Resistenza, di scenario politico. Quando un’idea è forte non teme le altre idee, quando il modo è quello della libertà, ci si riconosce anche nel contrasto, quando sei socialista sai che l’essere umano, ogni essere umano, deve essere messo al centro. Non era dunque né una vaga aspirazione umanitaria, né l’approdo a una forma di governo, quante volte lo abbiamo sentito ripetere che la democrazia è uno strumento imperfetto ma che non abbiamo ancora inventato di meglio.\nIl pensiero non si fa da solo, ha bisogno di menti e di corpi in cui transitare e lui c’è stato, facendosi difensore di una storia, quella del circolo De Amicis e della FIAP, creando la Fondazione Aldo Aniasi, in un continuo confronto con l’oggi perché – parole sue – “Le risposte che cerchiamo sono ancora da costruire”.\nIl suo assillo, la sua denuncia, lo cito, era proprio questo, il grave ritardo che vedeva “nell’elaborazione di una piattaforma comune per le risposte da dare – anche sul piano delle istituzioni – alle difficoltà della Repubblica”.\nLe risposte le cercava nel dialogo continuo tra ieri e oggi, in particolare guardando agli anni formativi del pensiero politico che furono quelli dell’antifascismo e della Resistenza. E prima, in quell’Ottocento che lui amava, forse perché all’idea di un secondo risorgimento serviva il primo, perché vi ritrovava il sentimento di una patria costruita su di un’idea umana e relazionale, su di una cultura ricca e non gerarchica e quello sguardo laico che lo distingueva. In questo senso la Patria era l’Italia ma era per lui anche l’Europa come casa di valori comuni ed oltre, perché le idee di libertà e di riscatto non hanno confini.\nPoco più di un anno fa, in un commosso ricordo di Carlo Tognoli, Artali parlò del rimpianto di non avere più accanto le persone che con lui vissero, con Aniasi e con altri, una stagione politica, di non rivederne la serietà di approccio nelle classi dirigenti di oggi. Quel rimpianto è oggi il nostro rimpianto, che diventa quasi sgomento nel pensare che non ci sarà più lui, con la sua autorevolezza, a difendere quelle sale, quei corridoi, quei libri e quelle carte che tanto hanno rappresentato e rappresentano. Eppure in questo disorientamento si ritrova la certezza che con il suo esserci qualcosa ce lo lascia e che nel suo ricordo, magari non con la stessa forza, non con uguali capacità ma con la stessa urgenza, in pochi o in molti riguarderanno a quella scuola, a quel modo di essere socialisti, nonostante le risposte siano ancora da costruire e forse proprio per questo.\ndi Fiorella Imprenti, storica e membro del Direttivo della FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane e della Fondazione Aldo Aniasi\n
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