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SUMMARY:6 dicembre 1943: arriva a Roma una missione dell’Office of Strategic Service dotata di radio ricetrasmittenti
DESCRIPTION:Mentre distribuisce volantini in via Cola di Rienzo, davanti al cinema Principe, viene arrestato Romolo Iacopini, un operaio della Scalera Film, aderente a Bandiera Rossa. Iacopini verrà fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio 1944. Vengono arrestati anche Augusto Paroli[1] e Guerrino Sbardella[2]. Nei cinema di piazzale Appio, di piazza Tuscolo, e in altri locali della città, vengono lanciati manifestini di Bandiera Rossa. L’azione è diretta dal socialista Antonio Poce.\nDa Pesaro arriva a Roma una missione dell’OSS[3] dotata di radio ricetrasmittenti, guidata dal capitano Enrico Sorrentino e dal sottotenente Arrigo Paladini.[4]  Una mina collocata dalla banda dei Castelli Romani sulla Nettunense distrugge un autocarro tedesco e provoca 10 morti tra i soldati.\nOltre 2.000 persone prendono parte al funerale di Mario Fioretti.\nAldo Pavia\n(nella foto il sottotenente Arrigo Paladini)\n_____________________________________________\n[1] Augusto Paroli,  militante di Bandiera Rossa, operante a Trionfale e Valle Aurelia. Arrestato a piazza dell’Unità con Americo Onofri. Incarcerato a Regina Coeli, nel braccio tedesco. Panzeri Donatella, op. cit. pag. 56e seguenti.\n[2] Guerrino Sbardella (1916-1944). Nato a Colonna (Roma). Tipografo. Caposettore di Bandiera Rossa a Tor Pignattara. Combattè con i GAP di Trionfale.  Organizzò  un deposito di armi a Villa Certosa. Fermato dai fascisti mentre lanciava volantini dal loggione del cinema Principe, riuscì a fuggire ma nel corso della notte venne arrestato dalle SS a casa sua, segnalato da delatori. Torturato a via Tasso. Condannato a morte il 28 gennaio, fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio 1944.\n[3] Office of Strategic Service, ufficio dei servizi strategici statunitense.\n[4] Arrigo Paladini (1921-1991). Sottotenente, partecipò  alla campagna militare di Russia. Arrestato e imprigionato in via Tasso nella cella 22. Torturato a sangue perché rivelasse quanto sapeva dei collegamenti radio con il comando alleato. Per farlo parlare i nazisti minacciarono di uccidere suo padre e di arrestare sua madre e la sua fidanzata. Inutilmente. Condannato a morte. La sera tra il 3 e il 4 giugno, caricato su un camion per essere portato via con altri 30 prigionieri, il camion si guastò. Venne definitivamente liberato dall’arrivo degli americani. Dal 1985 direttore del Museo Storico della Liberazione di Roma, sorto ove erano, in via Tasso, le lugubri, infami prigioni delle SS.\n
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